venerdì 8 aprile 2011
domenica 3 aprile 2011
2 anni o forse 2 minuti.
Ho paura che il mio pensiero per il 6 aprile possa suonare blasfemo o ironico, eppure non riesco a trattenermi dal dire a me stesso e agli amici di L’Aquila: buon compleanno. No, non sono impazzito, credo che tutti noi, i sopravvissuti, siamo nati in quella tragica notte, a tutti noi è stata donata una nuova vita. Una vita che è costata il sangue e la morte di nostra madre, di questa nostra magnifica città, distrutta nelle sue 308 vittime e sfigurata nei suoi tanti monumenti e case. Un compleanno, il nostro, carico di dolore e di speranza, fatto di morte e di vita. Come tutti gli anniversari importanti anche questo non dovrà essere consumato nell’orgia dei tanti contatti, ma forse mettendo le quattro frecce alla macchina della vita, che corre veloce, per prenderci un attimo di pausa. Si, gli anniversari sono il tempo della calma riflessione, sono la piazzola di sosta che permette di guardare alla cartina e capire se la direzione seguita è quella giusta. Non so voi come vivrete questo secondo anniversario del terremoto, so però come lo vivrò io. Metterò, appunto le quattro frecce e me ne starò in casa. Non andrò a fiaccolate notturne o diurne, non manifesterò contro qualcuno o a suo favore, non andrò a sentire i rintocchi delle campane ne mi armerò di carriole, non andrò ad accogliere alcuna autorità, ne contesterò quelle che comunque verranno, diserterò le commemorazioni e le messe solenni. Si, me ne starò tranquillo a casa a godermi un tetto ritrovato dopo tanto pellegrinare tra tende e camere d’albergo. Mi guarderò in giro lasciandomi accarezzare dalla presenza del poco che ho salvato dalle macerie e che sono quella sottile linea che mi lega ad un passato sempre più remoto e che, al contempo ,mi aiuta a ricordare la grande fortuna di non essere sfociato nel trapassato. Forse qualche lacrima righerà il mio volto al ricordo di ciò che è irrimediabilmente perso. Mi verranno in mente foto ormai lacere tra le pietre e lettere perse per sempre, ma questo mi aiuterà ad amare di più le persone che c’erano in quelle foto e i sentimenti espressi in quelle lettere. Ripenserò alle tazzine da caffè di Van Gogh, regalo dei miei parrocchiani per l’ultimo compleanno pre-terremoto, e allora via, in macchina, da loro per dire a me stesso che un caffè in compagnia è ancora possibile, alla faccia del terremoto che pensava di rubarci i momenti di felicità. Percorrerò in lungo e in largo i luoghi dell’esilio forzato e mi verranno in mente i tanti sorrisi e gesti di accoglienza che hanno trasfigurato l’esilio facendo di esso il luogo della salvezza. Chiuderò gli occhi e tornerò a passeggiare per via san Marciano, piazzetta del Cardinale, via santa Chiara d’Aquili e le altre strade della parrocchia e il ricordo della vita che pulsava sarà speranza di rinascita e, quando tra le macerie scorgerò un piccolo fiore spontaneo chiederò al Signore della vita di avere un occhio di riguardo per coloro che in quella notte lo hanno raggiunto tremanti ed impolverati. Tutto questo farò dal profondo silenzio della casa in cui vivo e nessuno se ne accorgerà. Ed infine prenderò in mano il cellulare e a tutti i nomi presenti in rubrica manderò un brevissimo sms, scrivendo semplicemente: ti voglio bene. venerdì 18 marzo 2011
Appuntamento per stasera.

Cari amici del blog stasera su tv uno l'intervista del direttore Mario Narducci, nel corso del programma Linea Aquilana, nella quale si parlerà del mio libro sul terremoto. Ci vediamo davanti allo schermo?!
L'orario previsto per la messa in onda è le 21,00 circa (forse anche pochi minuti prima). Si può seguire anche sul web all'indirizzo www.tvunoaq.tv
lunedì 7 marzo 2011
Luoghi di confine.
A volte mi sorprendo nelle mie stranezze.Purtroppo capita di dover fare dei funerali in parrocchia. E' questo un servizio che mi pesa incredibilmente ma capisco che la paternità di Dio e la materna vicinanza della Chiesa hanno bisogno di me per esprimersi. Mi sono accorto però che dopo ogni funerale son dovuto scappare in una videoteca per sublimare con l'acquisto di un film (l'ultimo titolo acquistato è "Cado dalle nubi" di Checco Zalone, un mito). Mi ritrovo così una piccola videoteca personale fatta di titoli assolutamente non all'altezza di un prete, quasi tutti i cinepanettoni natalizi, le varie estati ai tropici e i natali nei paesi sperduti del 1°, 2° e 3° mondo. Il guaio è che riescono a farmi ridere. Nemmeno l'ironia di chi mi conosce riesce ad inibirmi un simile comportamento:-)
Quando invece è la vita della comunità ad indispormi (comunità in ogni senso, non solo comunità parrocchiale, ma anche una eccessiva frequentazione di confratelli, o la pesante burocrazia di certi procedimenti canonici o i tanti timbri e certificati da preparare per nozze, prime comunioni, cresime, avventi e quaresime varie, nonchè feste patronali e quant'altro) allora corro in libreria alla ricerca di un po' d'ossigeno. Ho bisogno di aprire le finestre di questa virtuale sacrestia per far cambiare l'aria naftalinica che si respira.
In una di queste fughe nel mondo sono incappato in due libri che mi hanno riossigenato.
Uno di questi è l'utimo libro di Erri de Luca (del quale riporto la copertina), uscito una decina di giorni fa. Un libro dove il soffio dello Spirito riesce a pervadere ogni pagina e da questa si spande nell'aria del lettore circondandolo di una strana sensazione di libertà e di euforia. Che bello vedere ancora una volta la verità delle parole di Gesù: lo Spirito soffia dove vuole.
Che bella questa frequentazione delle zone del dubbio, del confine, questa "Galilea delle genti" dove è possibile incontrare la magnifica concretezza della vita, una umanità feriale e ferita e per questo libera di mendicare ovunque alla ricerca di una possibile guarigione.
Lontano da ogni asfissia clericale.
Grazie Erri se mai leggerai questo post, un grazie che nell'abbraccio di Cristo ti raggiunge già ora seppur in modo misterioso.
p.s. Del secondo libro acquistato forse ve ne parlerò in una prossima puntata.
lunedì 7 febbraio 2011
Che razza di prediche.
Oggi avevo un gran voglia... d'ascoltare una bella omelia, sono incappato invece in sterili prediche. Vi potrà sembrare strano ma a volte anche un prete sente il bisogno di ascoltare un'omelia, cioè una ermeneutica della Parola per me, per la mia vita. Vado indietro con il ricordo e mi tornano alla mente e al cuore le omelie del mio viceparroco negli anni della mia adolescenza. Omelie spesso contestate, a volte giudicate dure ma sempre coinvolgenti, appassionate e vere. Negli anni più recenti ricordo le omelie, rare e per questo maggiormente desiderate, del mio rettore di seminario, dove sapienza e sguardo la facevano da padroni. Omelie capaci di aprirti il cuore, omelie della penultima possibilità, mai diventata ultima. Parole capaci di leggerti e farti scoprire dentro un grande orizzonte di senso. Ecco oggi era uno di quei giorni, avevo una gran voglia di ascoltare una passione, di incontrare lo sguardo di un innamorato, non di me ma di Lui. Ho cercato tutto ciò forse nel posto sbagliato: la tv. La tv ti vende di tutto, fa apparire il superfluo come necessario e ti chiedi come hai fatto a vivere sino ad oggi senza quel particolare fino pasto che favorisce la digestione, come mi son permesso di massacrare il mio stomaco per tanti e tanti anni, costringendolo ad estenuanti digestioni solitarie senza alcun ausilio? Come mai sono stato così indulgente con i radicali liberi? Perchè ho privato il mio organismo del bifidus acti qualche accidenti strano? A questa agenzia interinale mi sono rivolto nel tentativo di trovare tra i suoi scaffali anche l'omelia per me. Ed eccomi pellegrino sulle strade dell'etere passando da una messa su di una tv nazionale ad una su una tv locale, transitando pure da una rubrica religiosa tenuta da un seducente frate, forse troppo seducente e poco conducente. Amici miei, inutile dirvi che nulla ho trovato di ciò che cercavo. Parole, parole, parole dove la Parola era la grande assente, o peggio, solo un pretesto per giustificare quella vana e vuota eloquenza. Una pagine di vangelo quella di oggi che farebbe sperare i morti e che invece riusciva a stendere i vivi. "Voi siete il sale della terra..., voi siete la luce del mondo" queste le parole di Gesù, rovinosamente tradotte con un imperativo moralistico. Tutti e tre i preti incontrati sulle diverse frequenze televisive hanno esordito dicendo che: "Oggi Gesù ci dice che dobbiamo diventare sale della terra e luce del mondo". Ma basta leggere il testo per accorgersi che questo moralismo kantiano è del tutto estraneo al testo. Mi ribello a questo semplicemente perché non è vero. In un mondo dove le parole sono banalizzate se anche un prete banalizza e violenta la Parola allora non c'è più speranza. Ho fatto partecipi di questo sgomento i miei parrocchiani. Li ho guardati in faccia e ho chiesto loro: Avete mai detto al vostro ragazzo o alla vostra ragazza "Tu devi diventare più bella/o" o non piuttosto "Sei la donna più bella del mondo" o anche "Sei il ragazzo più bello che io abbia mai visto"? La parola dell'altro/a mi rende bello/a, così come la parola di Gesù e l'incontro con Lui mi ha reso sale e luce. Devo solo prendere coscienza, accogliere in me questa dignità e bellezza originaria, costitutiva. Io sono il sapore, il profumo, la luce, il calore, do gusto ed inebrio, do forma a ciò che mi circonda e scaldo ciò che entra nella sfera della mia esistenza. Tutto questo non come esito di un mio sforzo (umano e quindi fallibile) ma per la gratuità di uno sguardo d'amore che vede in me cose che nemmeno io stesso vedo in me. Un Gesù perdutamente innamorato dell'uomo è quello del vangelo di oggi e non un teologo morale ne tantomeno un insegnate di galateo o di educazione civica.
martedì 18 gennaio 2011
Un disastro.
C'è comunque un altro motivo all'origine di questo post. Le veloci e brevi incursione tra le macerie della mia canonica mi stanno permettendo di recuperare alcuni libri, a volte già letti e sottolineati, a volte solo sfogliati, poche volte intonsi. Dovendoli spolverare uno ad uno per tentare di liberarli dalle pietre e dai calcinacci poi capita di metter da parte alcuni titoli con la sete di riprenderli in mano, di inebriarsi di nuovo a quella sapienza in essi contenuta.
Ecco proprio lo stupore di fronte alla natura e la rinnovata possibilità di accedere ad alcuni testi significativi (e mettiamoci anche il ritiro del clero ed i confratelli poco eleganti) mi hanno portato a riflettere su cosa oggi nella chiesa è capace di destare entusiasmo e stupore. La mattina, appena sveglio, non vedo l'ora di dare uno sguardo fuori per vedere lo spettacolo che mi è stato riservato. Ma mi chiedo: questo stesso entusiamo lo provo anche nei riguardi di questa mia chiesa? C'é qualcosa per cui vale la pena, o meglio qualcosa che invita al sentimento dello stupore e della gratitudine? Beh ok, tu fratello ortodosso e santo mi richiamerai alla costante Presenza di Cristo, perenne ed unica novità di ogni vita cristiana e quindi anche presbiterale. Ma io parlo di qualcosa di più terreno, di umano. Mi guardo in giro in cerca di profeti e santi, di spazi di libertà ed intelligenza, di fantasia e forse anche di utopia, e quanta fatica faccio a trovarne. Si mi vengono alla mente Enzo Bianchi e la sua esperienza monastica di Bose, ci leggo i segni della perenne azione dello Spirito, mi viene in mente Kiko (non sono neocatecumenale ma questo non mi impedisce di vedere l'entusiasmo con il quale questi nostri fratelli evangelizzano usando catechesi, canto, liturgia, carità...) e forse don Ciotti. Eppure mi sembrano poche tre sole esperienze. Ripenso agli anni della mia infanzia e prima giovinezza e mi vengono in mente figure alte, significative, poco avvezze alle corone cortigiane. Don Milani, padre Balducci, don Barsotti, padre Calati, padre Turoldo, don Giussani, madre Teresa, il card. Martini ma anche il card. Biffi, Chiara Lubich e don Di Liegro, Frere Roger e Taizè, don Tonino Bello. Laici quali Aldo Moro e De Gasperi, Bachelet e Livatino, La Pira, Lazzati. Uomini giudicati di destra o di sinistra secondo un criterio umano troppo orizzontale, uomini dell'alto secondo un criterio cristiano, cristiani passionali ed appassionati, fonti alle quali dissetarsi, pungoli che impedivano i nostri sonni piccoli borghesi. Ed oggi?
Cortigiane... solo cortigiane!
mercoledì 5 gennaio 2011
Eterodiretta. Che belle parole.
Dopo aver arricchito il nostro vocabolario con termini quali C.A.S.E, M.A.P., M.U.S.P., INGV, ed altri post terremoto, stavolta è toccato al sindaco contribuire ad un ulteriore arricchimento linguistico: Eterodiretta. Si, proprio dopo l'intervista rilasciato da mon. Nozza, direttore nazionale della Caritas Italiana, il nostro sindaco ha rispolverato questo bel termine per rivendicare la sua autorità e competenza sulla ricostruzione di L'Aquila. L'Aquila non è terra di missione, secondo Cialente, quindi, cari signori dateci i soldi e poi toglietevi dalle scatole che a spenderli ci pensiamo noi. Dal 31 gennaio 2010 in poi, giorno del passaggio di consegne tra la protezione civile e le amministrazioni locali, tutti ci siamo accorti di un immobilismo devastante. Mancano non solo i fatti ma anche le idee. Manca un progetto a lunga scadenza per questa città, manca una direzione verso cui camminare. Manca un coinvolgimento delle istituzioni con la vita concreta dei cittadini. Proprio stamattina ho notato un parco giochi (?) all'incrocio che dal cimitero porta verso il centro commerciale, andatelo a vedere cari amici e la domanda sorge spontanea: E' questa l'idea di luoghi di socializzazione di cui si parla nella conferenza stampa di Cialente, Pezzopane, Di Stefano? Stiamo freschi! Lungi da me difendere la Caritas, non mi compete. La caritas, attraverso la sua base, si difende da sola. Ricordo solo al sindaco e compagni (senza riferimenti politici) che se non fosse stato per i ragazzi della caritas che hanno donato i tre mesi di vacanze estive alla nostra città il parco del sole sarebbe ancora invaso da cartacce, erbacce, siringhe, ricordi dei cani e chi più ne ha più ne metta; se non fosse stato per i giovani volontari coordinati dalla caritas i nostri bambini e ragazzi avrebbero trascorso un'estate da schifo. Nella parrocchia di Gignano ogni settimana si sono dati la staffetta circa 120 ragazzi che, autogestiti e tutto completamente a proprie spese, hanno dato vita al GREST (Gignano, Collebrincioni, san Giacomo, Torrione, Baden Powel), hanno animato le giornate degli anziani di alcune case di riposo (Fontecchio, san Demetrio), hanno ripulito le strade della città e della periferia, sino a Lucoli ed anche oltre, hanno garantito il servizio d'ordine nelle 24 ore della Perdonanza, hanno ripulito il parco del sole e quello del castello, hanno visitato le famiglie dei progetti C.A.S.E. e M.A.P., visita spesso accompagnata dai pacchi viveri perchè, cara signora Pezzopane, come lei ben sa, dare una casa con un servizio di piatti per 18 a chi ha perso non solo la casa ma anche il lavoro è proprio una bella fregatura, il danno e la beffa... Ricordo anche l'impegno della caritas a garantire nelle varie tendeamiche sparse per il territorio il riscaldamento necessario alle attività di questi luoghi di socializzazione, perché socializzare a -15° non è facile. Queste non erano iniziative eterodirette? Ma poi quale è l'opposto di eterodirette? Forse omodirette?! Se quelle omodirette sono come il parco giochi che ho visto stamattina o come la voragine di soldi messi in preventivo per la ristrutturazione della scuola De Amicis (vero mostro da abbattere più che salvare) allora ben venga l'eterodirezione. Infine, per inciso, vorrei ricordate alla signora Pezzopane, che pure ho visto presente sulla costa quando la caritas organizzava momenti di preghiera e convivialità nelle strutture alberghiere, come mai ora si sta sempre più chiudendo nelle stanze del potere? Appena nominato parroco a Gignano (agosto 2010) l'ho invitata personalmente e per sms a trascorrere con i volontari una serata, un momento di condivisione, anche solo una semplice cena... la stiamo ancora aspettando. All'assessore Di Stefano, che ha parlato di una notevole ed impossibile modifica da apportare al piano regolatore per dare esito ai progetti presentati dalla caritas, da ex geometra vorrei ricordare che la più grande modifica al piano regolatore l'ha già apportata il terremoto senza bisogno di delibere e decreti, la seconda modifica è stata apportata dal Governo e dalla Protezione Civile (dove è più la zona di rispetto cimiteriale ad esempio a Preturo con i M.A.P. vista tombe o anche in quello dell'Aquila con la Torretta che ormai confina e spesso sconfina nel cimitero). Infine un appello a mons. Nozza. Gentile confratello a Gignano abbiamo il terreno di proprietà su cui era costruita la nostra chiesa, fatta demolire a poche ore dal terremoto con un atto a dir poco insipente, abbiamo bisogno di una nuova chiesa e di locali per le attività parrocchiali. Non è necessaria alcuna modifica al Piano regolatore ne alcun cambio di destinazione d'uso, ma da soli non possiamo farcela, nonostante tutti stiamo mettendo da parte un caffè al giorno... Ci pensi don Vittorio e poi ci faccia sapere.
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