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lunedì 24 settembre 2012


Cardinal Martini «Chiesa indietro di 200 anni. Perché non si scuote, perché abbiamo paura?»

intervista a Carlo Maria Martini a cura di Georg Sporschill e Federica Radice Fossati Confalonieri

in “Corriere della Sera” del 1 settembre 2012

Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme, e Federica Radice hanno incontrato Martini l'8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo».

Come vede lei la situazione della Chiesa?

«La Chiesa è stanca, nell'Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (...) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell'istituzione».

Chi può aiutare la Chiesa oggi?

«Padre Karl Rahner usava volentieri l'immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell'amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace. Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque».

Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?

«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un'autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?

Il secondo la Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (...) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (...). Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all'interiorità dell'uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti.
Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno
strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l'indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (...).

L'atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l'avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: "Signore non sono degno..." Noi sappiamo di non essere degni (...). L'amore è grazia. L'amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»

Lei cosa fa personalmente?

«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

giovedì 6 settembre 2012

Cercasi assetati di profezia.



Vent'anni fa morivano padre Balducci e padre Turoldo, due grandi uomini della chiesa del novecento. Ognuno con il proprio carisma, con la propria personalità, uno più nell'ambito politico e della coscienza sociale, l'altro nell'ambito più squisitamente religioso. Mai cortigiani ma servi del vangelo e appassionati della presenza di cristo nel mondo, nelle culture. Eppure nessuno tra gli uomini di chiesa, le istituzioni ecclesiali, le accademie pontificie ha pensato di ricordarli. Forse una innata paura della profezia impedisce il confronto con uomini di confine.
Da questo piccolo blog parrocchiale un omaggio ed un ricordo di questi due grandi sperando che presto la chiesa ritrovi, al di là delle piccole beghe rubricistiche della liturgia, lo spirito della profezia per essere non tanto creduta quanto credibile.
E come gesto di amore si propone una bellissima pagina di padre Turoldo:

"Fratello ateo, nobilmente pensoso,
alla ricerca di un Dio che non so darti,
attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre
la foresta delle fedi,
liberi e nudi verso
il Nudo Essere
e là
dove la parola muore
abbia fine il nostro cammino".
(David Maria Turoldo, Canti ultimi)

sabato 1 settembre 2012

Un uomo solo



Quando alla fine dei miei studi istituzionali confidai al mio rettore che volevo intraprendere gli studi biblici mi disse: "Sarà uno studio difficile, ma molto più difficile sarà poi il tuo ministero, perché la conoscenza puntuale ed amorosa della Bibbia ti porrà su un livello diverso rispetto a tutti gli altri. Non più alto ne più basso, ma diverso".
In effetti mi rendo conto che è vero. La conoscenza della Bibbia e la sua traduzione nella pastorale ordinaria, spesso porta a decisioni controcorrente rispetto ad un devozionismo post-tridentino, ancora purtroppo imperante, ma solo nel clero perché poi i fedeli, molto più avanti di noi, di fatto hanno abbandonato tridui, novene, tredicine, fioretti ...
Decisioni pastorali che portano sconcerto ad una certa ripetitiva pratica religiosa.
Ecco il card. Martini è l'esempio di questo livello diverso, il suo amore per la Parola di Dio lo ha portato ad un dialogo intraecclesiale ed extraecclesiale. Ha suscitato crisi nei credenti, costringendoli a pensare la loro fede, a fondarla ogni giorno di più; ma ha suscitato crisi anche nei non credenti, obbligandoli a fondare il loro non credere. Bella la sua distinzione non tra credenti e non credenti ma tra pensanti e non pensanti. Profetica in questo tempo di cortigianerie liturgiche, devozionali, teologiche...
"Una chiesa che è indietro di 200 anni" dice Martini nella sua intervista, pubblicata postuma, oggi. Ed è proprio vero. Ma ciò che più preoccupa sono queste spinte centripete verso un'epoca ancora più remota, con nostalgie di forma definitivamente superate e mai veramente cristiane, sovrastrutture, orpelli, titoli, barocchismi, preti rinascimentali e monsignori che rispolverano l'ermellino tutto sempre per la "maggior gloria di Dio" dove il dio di turno spesso altro non è che il loro piccolo io, nuovo vitello d'oro di un certo clericalismo puzzolente di naftalina e tuttavia pieno di tarme resistenti.
Ecco la profezia solitaria ma efficace di padre Martini, come viene ancora chiamato nell'ambiente dei biblisti. Il suo studio lo ha costretto ad un livello diverso, più alto il suo. Ed ecco perché credenti e non credenti gli hanno riconosciuto una autorevolezza ormai sempre più rara dentro i "sacri recinti dell'ovile divino".
Padre Martini ci lascia la sua produzione scientifica e pastorale della quale solo il futuro svelerà tutta la ricchezza e la fantasia.
E ci lascia una fede pensosa, con categorie umane e per questo cristiane: atei, altre religioni, altre confessioni cristiane, celibato dei preti, crisi di vocazioni, mancanza di incisività sociale, opere, dialogo, coppie di fatto, separati, risposati, conviventi, nuove e vecchie famiglie, nuovi e vecchi rapporti tra i sessi, l'amore...
Grazie padre Martini per la tua obbedienza assoluta alla Parola, che è fonte di libertà e possibilità di umanizzare ogni esperienza della vita. Nulla di ciò che è umano è estraneo al cristianesimo.