SOS RICOSTRUZIONE.

SE VUOI AIUTARCI A RICOSTRUIRE LA PARROCCHIA QUESTO E' IL CODICE IBAN DEL C/C INTESTATO A "PARROCCHIA SAN MARCIANO" PRESSO LA BANCA POPOLARE DELL'EMILIA ROMAGNA ag. di città n.10



IT81S0538703612000000183573











giovedì 31 dicembre 2009

Salva il tuo popolo Signore


Noi ti lodiamo, Dio
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.






giovedì 24 dicembre 2009

Finalmente...



Si... finalmente. Finalmente leggo, in un articolo di Avvenire di oggi, qualcosa che pur serpeggiando nell'aria e nel cuore di molti, non veniva mai espressa. Mi riferisco all'articolo su Giustino e sul suo modo di partecipare alla liturgia in generale e a quelle di questi giorni in particolare. Dopo tanti proclami, dopo tante crociate, dopo tante entusiastiche iniziative, tante promesse, tante più o meno false notizie, corsi della città riaperti, chiese agibili, bar del centro e vinerie affollate e le varie "L'Aquila Vola"... finalmente Giustino da voce ad un sentimento che tiene conto non delle intenzioni più o meno future ma del cuore sempre presente.
Riconosce anzitutto che questo sarà il natale più brutto della sua vita, nonostante la casa nuova, nonostante la chiesa nuova, nonostante una comunità non dispersa come la mia tra case, caserme, alberghi, mari e monti, nonostante Collemaggio come sede della messa di mezzanotte con ben due vescovi, nonostante il fatto d'aver avuto salva la sua vita... nonostante tutto sarà un brutto natale. Ci vuole poco a riconoscerlo, non è necessario uno sforzo depressivo, basta fermarsi un attimo e guardare alla propria umanità. Per nessun aquilano potrà essere un bel natale a meno che non si sia sostituito il cuore con una ideologia festaiola e banale.
Giustino chiama la sua partecipazione alla messa "uno sciopero", partecipa scioperando... «Ho continuato a chiedere perché. Perché mi sono stati strappati i miei figli, perché mio padre? E mi sono sentito come un operaio che lavora in un’azienda per tanti anni, e poi all’improvviso viene lasciato a casa, e decide di protestare, di scioperare anche, non perché voglia male al suo datore di lavoro, ma per fargli capire quanto è importante per lui lavorare, quanto si sente trattato ingiustamente». Lo 'sciopero' di Giustino, la prova immensa del Credo: lui non ha urlato al cielo, non ha smesso di andare in chiesa, non ha tolto la bella statua della Madonna di Lourdes dallo scaffale in cucina. Lui c’è. Ogni domenica, accanto a don Cesare e ai suoi compaesani. Sta lì. «Non faccio nulla, non partecipo alle celebrazioni come gli altri anni. Ma devo starci – continua – perché so che arriverà una risposta, prima o poi, so che vedrò il segnale, e capirò». Come un mendicante con il suo cappello rovesciato alla porta della chiesa che pur non chiedendo nulla con la voce mendica con la sua stessa presenza, con il suo stesso esserci. Grazie Giustino perchè avendo preso a cuore il tuo essere uomo e quindi bisognoso di trovare un senso alle cose e agli accadimenti, hai ridato vita ai tanti tristi di questo natale, cominciavamo a sentirci un po' fuori posto in mezzo a questo falso ottimismo ma forse che il vero natale non è un bambino e due giovani fidanzati che rischiano di morire dal freddo in mezzo ad una folla entusiasta per un censimento voluto dal potente di turno? Beato chi è chiamato a partecipare di quello stesso freddo perché, come ai pastori, una risposta arriverà, prima o poi, vedremo il segnale e capiremo.

giovedì 17 dicembre 2009



"Al cominciarsi della sacra novena in onore del santo Bambino Gesú il mio spirito si è sentito come rinascere a novella vita: il cuore si sente come abbastanza piccino per contenere i beni celesti; l'anima sente tutta disfarsi alla pre­senza di questo nostro Dio per noi fatto carne. Come fare a resistere a non amarlo sempre con nuovo ardore?!"


Mi è capitata sotto agli occhi questa lettera che san Pio da Pietrelcina scriveva ad una sua figlia spirituale proprio il 17 dicembre del 1914 e mi ha sorpreso, al di là del linguaggio che è figlio del tempo, la straodinaria testimonianza d'amore di quest'uomo verso Gesù. Anche per noi è iniziata la novena in onore di Gesù bambino ma quanti hanno sentito il proprio spirito rinascere, quanti hanno percepito una novità di vita? Spesso le nostre liturgie testimoniano una afasia che rende vano ogni tentativo di comunicazione della gioia divina. Non sentiamo piccolo il nostro cuore ma percepiamo piccoli i doni di Dio, quelli che p. Pio chiama i beni celesti. Siamo così presi dal possesso e dal desiderio dei beni terrestri che non percepiamo più l'esistenza di altri beni, quelli che rendono ricca e feconda la vita. Ed infine, quando anche siamo presi da momenti di vera religiosità, la domanda che ci facciamo è "come possiamo amare il Signore", puntando spesso su uno sforzo moralistico. San Pio capovolge la domanda: "Come resistere a non amarlo?" perchè il vero amore non si conquista con i nostri propositi spesso fallimentari ma solo con l'arrendersi ad uno sguardo che ti fa capire che tu sei tutto per lui.

Io sono tutto per Lui, come resistere a non amarlo?

mercoledì 16 dicembre 2009

Eppure non scendi dalle stelle...




Siamo al 16 dicembre, inizio della novena del natale.
Stamattina ero sveglio quando da lontano ho sentito una melodia natalizia. E' tradizione del mio paese celebrare la novena del natale, ma anche quella dell'Immacolata, la mattina presto, alle 5,30. Dalle 5,00 inizia a girare per il paese una macchina con l'amplificazione facendo ascoltare canti natalizi, il volume era rispettoso di chi dormiva, bisognava essere già svegli per poter sentire il canto. E' una bella tradizione, dice il senso dell'attesa, quando non c'è più notte e giorno ma ogni istante è proteso a colui che deve arrivare. Quando ero piccolo al suono della amplificazione seguiva il rumore delle tante scarpe che nel freddo e nel buio della notte affrettavano il loro passo verso la chiesa madre. Un freddo pazzesco, a volte la nebbia, più spesso la pioggia accompagnavano questi pellegrini dell'assoluto. Io andavo a dormire a casa di mia nonna, dalla lontana periferia della casa dei miei genitori verso il centro in modo da abbreviare il cammino. Non ricordo che sia mai suonata la sveglia ma era la voce di mia nonna a svegliarmi quando ancora don Nicola (il parroco) dormiva, alla voce seguiva il gesto del ribaltamento delle coperte, dal caldo accogliente di plaid e piumoni al freddo improvviso della stanza. Forse tutto questo ha contribuito ad una cordiale insopportabilità del canto "Tu scendi dalle stelle". Poetico ed innamorato di Gesù sant'Alfonso Maria de Liguori ma poco realista perchè se c'è una cosa che proprio Gesù non si è mai sognato di fare è quella di scendere dalle stelle. No lui non è sceso da nessuna parte, non si è confuso con gli ufo nè con Mazinga nè con alcun altro degli eroi moderni che arrivano da pianeti lontani, salvano o distruggono l'umanità e poi ritornano alle loro case. Lui ha chiesto d'essere accolto nella vita di una ragazza di Nazaret, gli ha chiesto un'adozione, prima a distanza poi nella carne. Ecco perchè quel freddo delle cinque di mattina mi ha fatto capire che Cristo chiede di nascere attaverso la nostra carne, attraverso i suoi brividi di freddo e di paura, nel percorso dentro la notte, sotto la pioggia, nell'indecisoine del cammino nella nebbia. Non i luoghi delle tante dogmatiche certezze sono quelli amati da Cristo ma le pieghe della vita e dell'anima umana. Grazie Signore perché anche oggi tu non scendi dalle stelle ma chiedi alla mia carne di partorirti al mondo e per il mondo e così mi dai l'opportunità di diventare anch'io Maria.

domenica 13 dicembre 2009

Cosa dobbiamo fare?



+ Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.


Parola del Signore
Giovanni ha scosso i cuori dei suoi ascoltatori, gli ha fatto vedere, o almeno percepire, una nuova possibilità, una novità di vita, ed ora gli stessi osano chiedere cosa è necessario fare per approdare a quella novità. Non sono ascoltatori prescelti, uomini di chiesa o di cultura, sono uomini della strada, le folle come le chiama Luca, i pubblicani i soldati perchè al di là di quello che si fa il profeta è colui che ha la capacità di parlare a ciò che si è: uomini capaci di percepire la propria finitudine e al contempo con la speranza di una vittoria infinita. Giovanni non cede ad un facile radicalismo ma resta in un autentico realismo, non chiede l'impossibile, non può chiederlo perchè non è il messia, chiede il fattibile; chi ha due tuniche... non esigete di più... non estorcete... Come sono attuali queste parole in giorni in cui l'estorsione sembra costume diffuso e condiviso. Abbiate il coraggio di ascoltare il vostro cuore il quale non riesce a rimanere indifferente quando incontra un uomo nudo per la strada e al quale riesce naturale condividere per coprire dalla vergogna e dal freddo. Che cosa dobbiamo fare? Ascoltare il proprio cuore ed il bisogno nel cuore del fratello, da Giovanni il battista in poi dare ed amare sono lo stesso verbo.
Ma c'è un secondo passaggio che non possiamo non fare. Quando cominciamo a profetare e a testimoniare c'è sempre il rischio d'essere scambiati noi per il messia. Quanto facilmente molti cadono in questa tentazione... o magari ci vanno così vicini che poi diventa difficile vedere la linea di confine. Nel post terremoto, ad esempio, di quasi-messia ne abbiamo visti tanti, alcuni mascherati da politici, altri da amministratori, altri da volontari, altri da manager, costruttori, giudici, tecnici ed infine, non possono mai mancare, da preti o uomini del sacro. A tutti coloro che si sono scordati che neppure il legaccio dei sandali siamo degni di slegare al vero messia occorre ricordare il fallimento sicuro che è dietro l'angolo quando ci poniamo come guide e salvatori. Noi come tutti, uomini in cammino di fronte ai tanti bivii dell'esistenza, sicuri solo dell'amore di Cristo dal quale nessun evento, disgrazia, delusione potrà mai separarci.

mercoledì 9 dicembre 2009

Preghiera a Maria dopo le tante parole sull'Immacolata



Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell'esperienza terra terra, che pure noi viviamo, non è il segno di mode dissacratorie. Se per un attimo osiamo toglierti l'aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto.
Santa Maria, donna feriale, aiutaci a capire che il capitolo più fecondo della teologia...è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazareth, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli di Scrittura, hai sperimentato...gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.
Santa Maria, donna feriale,insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. Allenta gli ormeggi delle nostre paure, perché possiamo sperimentare come te l'abbandono alla volontà di Dio.
Torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria di normalità, che prima di essere incoronata regina del cielo,hai ingoiato la polvere della nostra povera terra.

sabato 5 dicembre 2009

II domenica d'avvento



+ Dal Vangelo secondo Luca


Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Parola del Signore.
Grande affresco, tipico dell'evangelista-pittore Luca, circa le coordinate geografiche, storiche, politiche e religiose. Abbiamo un elenco di tutti gli uomini potenti del tempo, non solo potentati politici ed economici, ma anche potentati religiosi, ebbene è vero anche la religione può diventare imposizione violenta di una visione della vita e dell'uomo.
Ma, scherzi della provvidenza divina, la Parola di Dio, la Parola eterna che è stata l'inizio della creazione tutta, scende su un uomo ai margini. Lontano dai palazzi del potere, nel segreto di un arido deserto Giovanni attende il rivelarsi della sua vocazione. Non sappiamo da quanto Giovanni era nel deserto, ma possiamo immaginare l'attesa che lo abitava. Il deserto, luogo della prova e dell'amore, arido d'acqua ed avaro di cibo ma fecondo di interiorità e generoso di silenzio, questo deserto diventa il Luogo scelto da Dio per rivelarsi, per comunicarsi, dopo lunghissimo silenzio, all'uomo smarrito e forse ormai a-teo, senza Dio perchè Dio a lungo stava tenendo il muso, era silente, era assente. Snobba palazzi sontuosi e sinagoghe oranti per scendere su di un affamato e gli affida un bando, un annuncio, una possibilità.
Immergetevi, questo il primo significato della parola battesimo, immergetevi in Dio, cambiate vita e mentalità, lasciatevi avvolgere dal fiume della divina presenza, permette ad essa di avvolgere la vostra vita, fate in modo che l'alta marea del Giordano possa rivestirvi di una nuova umanità.
Usciti dal fiume camminare per il mondo lavorando affinchè ogni ostacolo sia tolto sulla via dell'incontro. Ci sono abissi da colmare, abissi di dolore, di vuoto, di non senso, di solitudine; ci sono strade da rendere dritte affinchè, intravvedendo la meta, le gambe ormai stanche ritrovino forza per un passo ulteriore, perchè nessuna strada sdrucciolevole possa mandare fuori percorso un qualsiasi viandante; ci sono colli e monti da abbassare, i colli del pregiudizio, i monti dell'orgoglio, di un io sempre più dio, i monti della mia saccente ragione, i colli del mio perbenismo che nascondendomi mi rendono invulnerabile al fratello e a Dio stesso.
Perchè mai tutto questo lavoro?
Ogni uomo, e quindi anch'io e anche tu, ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Vedrà ciò che gli occhi non si stancano di guardare, la mia vita realizzata e piena.